Sabato 10 marzo 2007

Apro gli occhi verso mezzogiorno con la testa sul suo petto. "Lui" è già sveglio e lo guardo diritto negli occhi scorgendo un qualcosa che per un secondo mi lascia senza parole: come se ci fosse qualcosa che non andasse. Scaccio i cattivi pensieri e mi crogiolo tra le sue braccia per un poco, poi mi alzo per preparare il pranzo mentre si fa la doccia.

Mentre mangiamo scorgo ancora il suo silenzio e quella strana luce nei suoi occhi: dentro me si fa sempre più strada la consapevolezza che possa esserci un dubbio da parte sua. Mi spiega che c’è qualcosa, effettivamente, ma deve rifletterci, dato che ancora non capisce cosa possa essere. La mia mente, inevitabilmente, percepisce un dejà vue: F.! La fine era cominciata anche con lui così! Anche se la situazione ora è diversa… Sicuramente molto meno cuore e più cervello. E mentre lo riaccompagno a casa (appena finito di mangiare, dato che deve studiare per l’esame di giovedi) mi faccio passare il tutto dietro le spalle e vado oltre.

Ci salutiamo forse anche troppo frettolosamente e mi dirigo all’Azzurro, dove passo un bel pomeriggio con tutti i miei ex colleghi. Parlo così tanto che mi ritrovo alle 19 senza neanche accorgermi e praticamente senza voce!

Torno a casa, inizio a prepararmi e alle 21 arriva Diego. Mi aveva avvertito che sarebbe venuto per uscire con noi e a me ha fatto un piacere enorme rivederlo. Anche lui era molto simile ad un cesso quando è arrivato, ma tempo una mezz’ora abbondante e effettuo la sua trasformazione: doccia, despulciata alle ciglia, pizzetto, camicia, collana, cintura, orecchino. Decisamente meglio, mooolto meglio!

Arriva da li a poco anche Barbara, abbastanza sconvolta, ed il tempo di fare due o tre brindisi e partiamo per andare a mangiare assieme una pizza. Tanto per cambiare mi sporco la maglia pulita, appena indossata, così li obbligo, quasi, a riportarmi a casa per cambiarmi. Finalmente riusciamo a ripartire e ci dirigiamo al Barrumba. Dovevano esserci già ad attenderci Carmen e Pietro, ma abbiamo fatto tempo a farci un giro di mojito prima che arrivassero. (effettivamente, me ne sto accorgendo in questi giorni in cui usciamo assieme, che la puntualità non è proprio il loro forte!) Era pieno zeppo, non ci si riusciva quasi a muovere, la musica era abbastanza discutibile, il gran bel figliolo Andrea era in ferie (mamma mia quanto è bello!). Sicuramente sarebbe stato meglio cambiare aria, ma Barbara era abbastanza rapita dal suo pseudo-uomo, che nel frattempo era arrivato, così mi metto il cuore in pace e faccio un altro giro di mojito.

Nonostante tutto mi sono divertito un sacco con Diego, Carmen e tutti i tipi che avevamo conosciuto l’altra volta (ciao Devis, ciao Carmen, vi ricordate di me? Smack, smack, ciao Devis, come va stasera? Quanti ne hai bevuti? Devis, voglio essere anche io come te, così posso toccare Carmen. LA META’ DI LORO MANCO LI RICORDAVO!) ballando sempre, tranne una piccola pausa in cui sono andato a fare un giro fuori con il ragazzo di Carmen, Pietro e Mario, un suo amico. Sono tornato che ero fuori come un balcone, mentre Barbara continuava a pasturare come non mai con altri ragazzi. Il suo pseudo-uomo, (che era più pesante di una martellata in quel posto e se non fosse stato per lei, l’avrei mandato a quel paese già da inizio serata), intanto, se ne andava, FINALMENTE!

Siamo rimasti ancora un poco e poi siamo ripartiti tutti. La scena più bella, però, era vedere Carmen e Pietro camminare verso la macchina… Si intrecciavano le gambe a vicenda!

Arrivati a casa non avevo affatto sonno e ho fatto una bellissima chiaccherata con Diego, come non capitava, oramai, da una vita. Poi, sommersi dall’inevitabile sonno siamo andati a dormire.

P.s. dedicato ai maligni. Potrei anche evitare di fare questa affermazione, ma mi sento in dovere di esporla: anche se abbiamo dormito nella stessa casa come fino a poco tempo fa, non è questo che implica che si debba fare qualcosa. Forse, se fosse successo 5 o 6 mesi fa… Ma ora sono cambiate troppe cose. Ho conosciuto F. Ho imparato a volere bene a Diego come ad un amico, un fratello e il mio desiderio è quello che possa essere felice. O per lo meno sereno. Se lo merita, dopotutto. E non voglio possa stare male per niente e nessuno. Il mio rapporto con lui è mutato, è arrivato ad un livello più alto: quello del reciproco rispetto e affetto. Finalmente, dopo tanti mesi, si può parlare di amicizia.

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