L’ex prete

sexy prete

Profumo di erba tagliata

Ricordi di un equilibrista instabile 

A quel tempo avevo 17 anni: troppo pochi per essere adulto ma tanti per restare appiccicato alle convenzioni con le quali ero cresciuto. Avevo tanti, troppi sogni da realizzare e la mancanza di coraggio per emergere e farmi avanti per quel che ero mancava.

Facevo parte, assieme ad altri coetanei, di un complesso filarmonico con il quale, nei weekend, ci spostavamo per i paeselli limitrofi alle feste parrocchiali. Eravamo abbastanza conosciuti e la particolarità era data dalla nostra giovane età. Io suonavo il clarinetto (evitando banali battute :D) e avevamo tutti gli ottoni, le percussioni ed addirittura una cantante.

Ebbene non ci mancava nulla se non un coro. Difatti il maestro, una sera alle prove, schierò alcuni ragazzi e ragazze come nuovi elementi al complesso. Appena si presentarono io vidi solo “lui”: Marcello.

Aveva 14 anni, alto, biondo, con gli occhi azzurri, abbronzato… Mamma mia!!! Ma tant’è… Io non ero dichiarato e, proprio in quel periodo, stavo con una ragazza del complesso di due anni più grande.

Sapevo benissimo come ero e cosa avrei voluto ma la mancanza di spina dorsale, mi spingeva a nascondermi dietro a rapporti sterili con le ragazze in maniera tale di presentarmi ed essere agli occhi degli altri (e in particolar modo della famiglia) etero.

Avevo già subito abbastanza nel periodo delle scuole medie il bullismo dei miei compagni e, vuoi il timore, vuoi la mancanza di forza, non potevo avere ciò che desideravo ardentemente: un “moroso” e non una “morosa”.

Con il passare del tempo iniziai a fare amicizia con Marcello: eravamo inseparabili. Io ero letteralmente accecato da “lui”: mi piaceva da morire e trovavo il tempo passato a parlare del più e del meno prezioso come non mai in vita mia.

Anche quando mi appartavo con Pamela c’era spesso anche lui e a me non dispiaceva affatto (e ci credo: avrei voluto tirare via lei e stringere lui!!!) mentre a lei iniziava a dare fastidio la sua continua presenza anche se, oltre che vederci durante i concerti, io e lei ci vedevamo anche durante la settimana.

Piano piano i rapporti tra me e Pamela si incrinarono così tanto che decidemmo, di comune accordo, di lasciarci da buoni amici mentre con Marcello, non appena avevamo due minuti liberi, ci appartavamo per parlare e, di nascosto dagli altri, per fumare (questo lui perché non voleva lo scoprissero mentre io ero già bruciato fin da allora :D)

Ricordo ancora quella torrida estate del 1987: eravamo da qualche parte sulle colline di Cesena ed io gli dissi che iniziavo a provare qualcosa di più di semplice amicizia nei suoi riguardi e, proprio mentre stava per rispondere, venimmo richiamati dal maestro perché dovevamo ricominciare a suonare.

Per tutto il tempo successivo sentivo i suoi occhi fissi su di me ed io speravo vivamente in un’altra pausa prima della fine del concerto per potere finire il discorso ma nulla da fare. Io avevo addosso un patema da paura: e se mi fossi esposto troppo? E se avesse detto qualcosa a qualcuno? E se Pamela lo fosse venuto a sapere? E se… Tanti, troppi se per quel pomeriggio che volgeva al termine.

Una volta terminato il concerto “lui” è dovuto andare via subito poiché lo erano venuti a prendere i suoi genitori ma, proprio prima di andarsene e mentre io aiutavo a smontare gli impianti di amplificazione mi si avvicinò e disse con un fil di voce: “quello che provi e pensi tu di me è proprio quello che sento io per te” e se ne andò.

Per tutta la settimana seguente non pensai altro che a quello che mi aveva detto, contando le ore che mi separavano dal giovedì, giorno delle prove e, in primo luogo, giorno in cui lo avrei rivisto.

Venne il giorno e, data l’afa, il maestro, ogni ora di prove, ci lasciava dieci minuti liberi per andare fuori e stare un poco al fresco prima di ricominciare ed io e “lui”, non appena potemmo, ci appartammo dietro all’aula, al buio. Non dicemmo niente ci abbracciammo immediatamente e ci baciammo.

Quanto lo avevo desiderato quel bacio… Mi sembrava un sogno. Finalmente la realtà aveva superato la fantasia! Continuammo a baciarci per tutto il tempo, stringendoci forte forte fino al momento del triplo suono di grancassa: il segnale che ricominciavano le prove.

Da quel giorno iniziò un periodo di beatitudine fantastico: approfittando delle pause sia la sera delle prove che durante i concerti, trovavamo sempre un posto tutto nostro dove poterci abbracciare e baciare. Ricordo ancora una volta che ci chiudemmo assieme nel bagno della sagrestia di un paesello sopra Rimini e fu lì, per la prima volta, che andammo oltre ai baci. Sapevamo che fuori c’era altra gente che aveva bisogno di andare al bagno ma, incoscienti e ubriachi d’amore come eravamo, ce ne fregavamo delle conseguenza. Riuscimmo solamente a trovare la scusa che lui era stato male ed io lo avevo aiutato. Beata incoscienza!!!

Il giovedì successivo fu la nostra, vera, prima volta. Facemmo l’amore dietro l’aula di musica, in piedi appoggiati al muro… E, nonostante i tre colpi di grancassa, arrivammo 20 minuti dopo, tutti rossi in viso ma sorridenti come non mai e a nulla servirono le strigliate del maestro, ce ne fregammo altamente: era iniziato un nuovo periodo.

L’estate passò velocemente e noi due continuammo la nostra relazione clandestina accontentandoci dei ritagli di tempo. Non esistevano cellulari all’epoca e telefonare a casa dell’uno o dell’altro era impensabile, avrebbero potuto intercettare le telefonate i nostri genitori e sarebbero stati problemi.

Ma, una sera di settembre, giorno della sua cresima (dove eravamo presenti con il complesso) facemmo l’amore in un prato (ripeto: il giorno della sua cresima!!!) e, mentre eravamo stesi in attesa dell’adunanza da parte del maestro (avevamo tempo perché, durante la messa, non suonavamo) mi disse che l’anno scolastico successivo lo avrebbe fatto in seminario per volere dei suoi genitori (almeno così mi disse) e lo espose come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se tutti i ragazzi della sua età lo facessero come prassi.

Se mi cadeva una tegola in testa mi facevo meno male! Non riuscii a concretizzare il concetto primario: era gay, avevamo appena fatto l’amore, diceva di amarmi e per nulla al mondo avrei voluto rinunciare a lui.

Iniziai a stranirmi perché nella mia mente non potevo neppure lontanamente concepire una cosa del genere. In seminario! Ma si sarebbe fatto prete? Non ci capivo più nulla.

E da quel momento iniziò il declino: non lo vidi più per un bel pezzo e mi dissero che era chiuso in seminario e sicuramente fino all’estate successiva non l’avremmo rivisto. Ero in uno stato confusionale assurdo: mille domande e neppure una risposta. Oramai mi ero messo il cuore in pace. Era sparito. Amen.

Lo rividi dopo ben tre mesi per il concerto di Natale. Mentre suonavo, mi sentii osservato, una sensazione strana che ben conoscevo… Alzai gli occhi e lo vidi… Sorrideva. Era venuto a sentirci suonare.

A fine concerto mi si avvicinò chiedendomi come stavo, che gli mancavo un sacco e che non poteva mettersi in contatto con me dove era.

Da principio non volevo neppure sentirlo parlare, la ferita era ancora sanguinante e non avrei resistito ad un altro addio. Ma poi… La coerenza in me si andò a fare benedire e mi ritrovai avvinghiato a lui dietro l’aula dove avevamo appena fatto il concerto….

Era un bisogno passionale di stringerlo, baciarlo, toccarlo… Le nostre mani non stavano ferme, avevano il bisogno assoluto di esplorare ciò che non toccavano da troppo tempo.

Ci lasciammo con la promessa di sentirci almeno tramite lettera: avrebbe scritto lui facendomi pervenire l’indirizzo a cui spedire.

Povero illuso: devo ancora riceverlo quell’indirizzo!

Di lui persi le tracce e piano piano cercai di dimenticarlo anche se, a 25 anni di distanza, ripensandoci, sento una fitta interna che brucia inesorabile.

Lo rividi tre anni fa: ero con il mio fidanzato a fare una passeggiata quando sentii: “ma tu sei Devis! Ciao come stai?”

Mi voltai in direzione della voce e lo riconobbi subito: era lui! Cazzo!!!!

Parlammo del più e del meno, senza rivangare troppo ma ci pensò ad informarmi sulla sua vita attuale: era sposato da 7 anni con una ragazza con la quale era stato fidanzato 5 anni. Non avevano ancora figli e che gli aveva fatto molto piacere rivedermi.

Il tempo di un sospiro e mi ritrovai con un sapore acre in bocca: troppe cose successe in così poco tempo.

Nel tragitto a casa il mio fidanzato mi chiese chi fosse stato quel ragazzo ed accennai al fatto che un tempo facevamo parte dello stesso complesso filarmonico. Discorso chiuso. Come la mia passione per Marcello.

Forse è stato solo tempo perso, ma forse è stata l’esperienza che mi ha segnato a fondo. La prima delusione, la prima VERA relazione con un ragazzo e, soprattutto, l’avermi fatto capire che quasi mai le persone (ed in particolar modo i miei consimili) si mettono totalmente in gioco. Soprattutto se c’è da lottare per un obbiettivo.

Sono passate tante persone nella mia vita: amici, conoscenti, compagni di scuola, fidanzati ma Marcello è sempre presente nella mia personale biografia. Il suo ricordo non si è mai sbiadito: fa parte di me, di quello che sono.

Devis
martedì 18 giugno 2013

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