Un modello da (non) ricordare

modello in passerella

Profumo di erba tagliata

Ricordi di un equilibrista instabile

 

Chi come me ha vissuto appieno gli anni ’90 senza internet, smartphone, chat gay e cercafroci vari ricorderà sicuramente una rivista in voga e famosa: Adam.
Era corredata da foto di bellissimi uomini seminudi con le quali si potevano fare sogni ad occhi aperti esclamando a pieni polomoni: “QUANTA BONTA'”!!!!!!

Precursore dei tempi, aveva una bacheca dove erano presenti vari annunci per incontri, amicizia e anche qualcosa di più impegnativo.
Fu proprio in una serata come tante, in cui ero con i miei amici, ad incappare in un edicola notturna. Era anche il periodo dei manga erotici ed era loro desiderio acquistare il numero appena uscito della “Clinica dell’amore” (erano etero tutti quanti); davo una sbirciata alle riviste quando vidi una copertina con Keanu Reeves: jeans scesi sui fianchi mettendo in bella vista un paio di boxer attillatissimi bianchi, un viso e un fisico da capogiro e, cosa non ultima, un “attrezzo” che faceva un bel risalto. Era appunto Adam e me ne accaparrai immediatamente una copia.

Loro sapevano di me, quindi non ebbero nessun problema nel vedermi così avidamente assorto a contemplare corpi scultorei seminudi maschili e non ripartimmo fino a quando non la sfogliai tutta per ben due volte: era una novità eccitante e la mia mente era piena zeppa di bellissimi modelli che mi stringevano forte e mi portavano via.

Nei giorni seguenti rilessi varie volte quelle pagine e, in maniera scrupolosa, il famoso “muro”, l’inserto centrale dove erano raccolti tutti gli annunci.
Mi soffermavo sempre a leggere e rileggerne uno in particolare: un tal Gianluca da Reggio Emilia. Abbastanza vicino. Cercava una semplice amicizia che sperava sbocciasse in qualcosa di più serio se ce ne fossero stati i presupposti.

Decisi, dopo mille titubanze, di scrivere ed allegare una foto come richiesto e, visto che all’epoca non esistevano cellulari (se non dei mattoni enormi con tracolla annessa che usavano i manager) lasciai il numero dell’ufficio.

Una sera di due settimane dopo, ricevetti una telefonata a casa: era Gianluca che chiamava. Gli avevano dato il mio numero i miei colleghi al lavoro.
Se solo avessi riconosciuto i segnali! Chiamare a casa alle 22 di sera. Per lui non era un problema. Io, al suo posto, avrei chiamato al giorno dopo in un orario più consono. Ma non siamo tutti uguali.

Da quel momento iniziò un fitto scambio di telefonate notturne ad orari improbabili dove ci raccontavamo ogni cosa: dal cibo preferito al numero di scarpa, iniziando a sentire sempre più il desiderio di conoscersi.
Cosa non da poco mi raccontò che era modello e sfilava.
Io non sapevo neppure che faccia avesse ma, nella mia mente, iniziai a vedere il suo corpo come quelli che avevo visto in Adam, fantasticando e sognando.

Ricordo ancora il nostro primo incontro: 8 marzo 1995. Scese lui e ci incontrammo a pochi passi dal casello autostradale.
Passammo tutto il pomeriggio a parlare al mare. Per lui era una piacevole novità visto che, in piena Padania, a parte il Po, non hanno molte alternative.

Da quel giorno iniziammo ad essere una coppia in tutto e per tutto. Il mio sogno di avere un compagno, finalmente, divenne realtà. Non più avventure fugaci consumate in posti improbabili temendo sempre di venire scoperti.
Io desideravo, fin da quando ho memoria, il mio principe azzurro e, incredibile ma vero, lo trovai.

Quasi due metri di altezza, capelli neri, carnagione scura, magro, occhi verdi penetranti… Alla faccia!!!!!

Io e Gianluca siamo stati assieme 5 anni. Ci vedevamo durante i weekend nei quali, o salivo io o scendeva lui. Quando andavo io dormivo e vivevo a casa dei suoi genitori con i quali avevo un ottimo rapporto, mentre, quando scendeva lui, optavamo per rimanere in albergo.

Con lui ho conosciuto veramente la dolce vita. Milano, Roma, Montecarlo, Sanremo, Taormina, Capri, Parigi (giusto per citarne alcune) sempre in alberghi di lusso con minimo 5 stelle e vita da nababbi.
Teatri, concerti, televisione… Per me era un mondo nuovo costellato da cose che neppure conoscevo.

E’ stato un periodo di crescita: da ragazzotto rozzo e anche po’ ignorante di campagna ai fasti di posti pieni di vita.

A lungo andare lui si sedette sugli allori ed abbandonò la passerella dedicandosi alla nostra relazione. E, da magro, divenne relativamente grasso. Rettifico: assolutamente grasso.
Non mancò di incolpare me di avere abbandonato la “carriera” di modello e di essere lievitato. A suo dire lo aveva fatto per non farmi ingelosire, visto che era sempre a contatto di uomini bellissimi. Ma, confermo e sottoscrivo a caratteri cubitali, a me non diede mai nessun fastidio. Anzi all’epoca ne andavo orgoglioso ed ero arcisicuro del suo amore nei miei confronti.

Fu allora che capii una cosa: non ero innamorato di lui. Lo capii una mattina a casa sua. Mi faceva schifo. Si schifo è la parola giusta.
Se lo fossi stato veramente non me ne sarebbe importato nulla del suo aspetto fisico. Invece… Fu chiaro in me che mi ero innamorato del sogno, di tutto ciò che desideravo dalla vita e, l’indoratura della bella vita passata con lui in giro per il mondo a fare i vip, non era servita a nulla, anzi!

Da aggiungere che negli ultimi tempi era anche diventato abbastanza paranoico: non potevo uscire di casa se non avevo la sua approvazione sull’abbigliamento. Non voleva mettessi abiti troppo stretti, troppo vistosi, troppo aperti, troppo trasparenti. Un inferno in piena regola e come ne uscivo? Quando eravamo ognuno a casa propria, mi abbigliavo tutto al contrario di come desiderava. Più per ripicca che per desiderio.

Era anche il periodo in cui passai dagli occhiali (inforcati dall’età di 10 anni) alle lenti a contatto e ai capelli lunghi (Fiorello con il karaoke era una fonte di ispirazione e li volevo come lui – cosa che feci – ). Non sto ad elencare quante me ne disse facendomi sentire una chiavica di uomo e una zoccola.

Durante la nostra ultima vacanza gli scattai una foto centrando appositamente il suo strato adiposo per farglielo vedere e cercare di fargli capire di quanto, fisicamente, fosse cambiato. So per esperienza che lo specchio non sempre rimanda l’immagine reale agli occhi che non vogliono vedere e pensavo che, una foto stampata, fosse certamente una conferma di quanto fosse successo al suo corpo.
Esperimento riuscito perfettamente. Si vide come non si era vista prima e decise, confermando poi l’azione nei mesi a seguire, di iniziare una dieta.

Effettivamente dimagrì (qualche etto) ed io rimasi al suo fianco in quella fase delicata, desiderando, ogni maledetto giorno che stavo con lui, di essere altrove.
Cosa che affrontai, appunto, la mattina in cui capii appieno il mio non amore nei suoi confronti.

Fu l’ultima volta che lo vidi. Certo, per alcuni mesi mi tampinò al telefono, scese diverse volte e passò davanti casa mia, circuì i miei amici con il suo modo subdolo ma, per me, non c’era proprio più nulla da fare. A nulla servirono le sue promesse, le sue minacce, la sua costante presenza.
Ero stufo. Stufo di avere “buttato” 5 anni della mia vita. Stufo di sentirmi una merda. Stufo di prenderlo in giro. Stufo di assecondare ogni suo capriccio.

Un anno fa (o forse anche qualcosa in più) mi contattò su facebook. Mi scrisse di essermi venuto a spiare al lavoro e vedere che, nonostante fosse andata la nostra relazione, era orgoglioso di me, che era contento che la sua prima storia seria e vera la avesse vissuta al mio fianco.
Provai dei brividi di panico. In un primo momento pensai “attenzione allo psicopatico” ma poi, con una giovialità affine al mio fare da diplomatico, lo liquidai immediatamente, visto che ricominciava, al suo solito modo, ad insegnarmi a vivere (era il periodo in cui stavo con Roby e volle fare un proclama sul non funzionante rapporto che poteva esserci tra due persone con un divario di età così ampio come c’era tra me e lui – secondo me ha pure portato sfiga!!!- ).
Solita persona boriosa di sempre. La verità e la saggezza era insita solamente in lui. Io ero il contadinotto che lui aveva civilizzato.

Stranamente, ad oggi, non provo nulla al riguardo. Se ripenso a quei 5 anni, cambio immediatamente pensiero. Vorrei potere dimenticare e non pensarci. Ma, come tutte le cose che viviamo, fanno parte di noi. Siamo, nonostante tutto, il frutto delle nostre esperienze.

Certo, sono cresciuto tanto in quel periodo. Lui ha saputo farmi vedere e conoscere cose che leggevo solamente nei libri. Però… Se avessi una seconda occasione di rivere e avessi la coscienza di ciò a cui andrei incontro scrivendo quella famosa lettera, non lo rifarai affatto. E’ stato tutto troppo grande senza avermi lasciato nulla, se non l’amaro in bocca.

Devis
giovedì 27 giugno 2013

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