Kissing a Fool

 

Profumo di erba tagliata

Ricordi di un equilibrista instabile

Kissing-a-Fool

 

Andrea comparve velocemente, giusto il tempo di scambiarci qualche mail. Non ricordo come e quando ci accordammo per incontrarci a Santarcangelo ma, in men che non si dica, facemmo conoscenza al parcheggio, luogo, per antonomasia, di incontri clandestini (e non :D).

Tra noi c’erano ben 17 anni di differenza ma non diede fastidio ad entrambi. Io ho sempre preferito confrontarmi con persone più giovani e non per una forma di perversione o attrazione a senso unico: le ho sempre trovate più stimolanti che miei coetanei o più grandi. Probabilmente perchè non ho mai avuto tante cose da dire o in comune con quelli della mia età, li trovo tremendamente noiosi!! (eccezioni a parte naturalmente ma non ho mai avuto tale fortuna. Ho conosciuto solamente psicotici, pseudoetero, velati, senza attributi per dichiararsi vivendo in clandestinità o, peggio ancora, sposati con figli).

Quella prima sera fu veramente fantastica: ci incamminammo per la parte vecchia della città soffermandoci nel punto dove la vista spazia da Riccione a Cesenatico formando un quadro celestiale di luci, colori e rumori di sottofondo. Mi sedetti sul muro di cinta e lui mi imitò immediatamente trovandoci faccia a faccia. Parlammo molto, ridendo e prendendoci affettuosamente in giro a vicenda fino a che lui non si avvicinò baciandomi e stringendomi forte forte.

Io non avrei mai fatto il primo passo se non ci si fosse cimentato lui  ma, devo ammetterlo, non aspettavo altro.

Mi piaceva molto e a pelle lo trovavo nettamente superiore alla masnada di incontri catastrofici del passato.

Credo abbiamo continuato a baciarci ed abbracciarci per almeno un’ora ma l’orologio era l’ultimissima cosa che poteva interessarmi in quel momento tanto ero su di giri trasportato da una giostra pazzesca che vorticosamente stava risucchiando la mia mente e i miei sensi facendomi salire talmente in alto che, se guardavo in basso, vedevo noi due piccolissimi come se stessi vivendo due realtà nel medesimo istante.

Era la fine di marzo ma il caldo non tardò ad impossessarsi del mio corpo: immediatamente sfilai il giacchetto di pelle rimanendo in maglietta. Lui fece altrettanto e a quel punto constatai che, se fossimo rimasti ancora li, la situazione poteva decollare con il rischio di non riuscire a fermarci. Così scesi dal mio trespolo e gli chiesi di fare un altro giro a piedi; dopotutto eravamo allo scoperto e non era il caso di continuare a dare spettacolo :D.

Mi raccontò che frequentava l’università, che viveva per conto suo (ma sempre con la supervisione dei genitori che, comunque, lo mantenevano), che proveniva da Cesena e che era un assiduo frequentatore di locali gay.
Immediatamente scattai sull’attenti e sentii un allarme interno che continuamente diceva: “PERICOLO! ZONA MINATA!“.

Ognuno di noi è libero di fare ciò che vuole, di vivere la propria vita a suo piacimento e rispettare gli altri ma la propria libertà termina nel momento stesso in cui inizia ad intersecare quella dell’altro così, inevitabilmente, bisogna trovare un accordo altrimenti rimane solo il baratro.

E proprio questo cercai di fargli capire: non ho mai apprezzato i frequentatori di locali monotematici a cultura gay: ne ho frequentati molti in diversi tempi ma, inevitabilmente, il mio giudizio era sempre lo stesso: ZERO! Però avrei cercato di non essere prevenuto nei confronti di Andrea. Anzi dissi lui che sarei stato più “morbido” perchè, probabilmente, in lui albergava l’eccezione che credevo di aver trovato.

Tornammo nel nostro luogo di incontro e, durante il saluto, ci appoggiammo alla mia macchina ricominciando a baciarci appassionatamente.
Sembravo in preda ad un allucinogeno: ero talmente preso da lui che mi si annebbiava la mente!!

Quando tornammo a casa eseguimmo entrambi l’accesso a Messenger e chattammo per buona parte della notte. Staccai che albeggiava!
Parlammo della serata, dell’attrazione reciproca, di quanto ci piacevamo entrambi… Ero in brodo di giuggole! 😀

Dopo quel giorno la situazione degenerò. Gran parte della colpa fu mia: non potevo pretendere di aver trovato l’America in un ragazzo che, in definitiva, aveva solamente 23 anni,viveva mantenuto dai genitori e non faceva un cazzo dalla mattina alla sera se non studiare (anche se, venni a sapere, aveva pure cambiato facoltà in corso d’opera) e che la sua massima aspirazione per il sabato era non rinunciare ad andare al Classic con gli amici.

Feci l’errore supremo: cercai la mediazione in maniera troppo repentina causando una catastrofe stratosferica!

Fu proprio come la frase di Samantha in Sex and the city: “se tiri il filo sbagliato ti si disfa tutto il maglione“.

Ci incontrammo un’ulteriore volta ma, al posto di chiarire, parlare, cercare un punto di incontro, passammo l’intera serata a baciarci. Era inevitabile: non appena ci trovammo faccia a faccia tutti i discorsi e la diplomazia che, mentalmente, mi ero preparato nell’attesa di vederlo, andò a farsi benedire.

Ci salutammo con la promessa di sentirci tramite Messenger per accordarci di uscire ancora assieme e di chiarire i punti in sospeso ma quella rimase l’ultima volta che vidi Andrea. Non trovammo più nessun incontro e lentamente ci sentimmo sempre meno fino ad arrivare al mutismo più assoluto.

Tutt’oggi mi chiedo se mi fossi comportato diversamente, se avessi parlato meno, se fossi stato meno “fiscale” come sarebbe andata. Andrea mi piaceva e anche tanto ma non al punto di annientare il mio essere.

Devis
sabato 03 agosto 2013

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